
INTERVISTA
Intervista a Tommaso Vaccina
Redazione On Medicine

Runner's high, ovvero euforia del corridore: è quello stato psico-fisico caratterizzato da rilassamento e benessere generalizzato attribuibile alle endorfine rilasciate durante un esercizio intenso e prolungato, come quello svolto durante un’attività sportiva. Può essere essere una delle ragioni alla base della diffusione a livello sia agonistico sia amatoriale del running, ormai diventato un evento di massa che vede milioni di persone in tutto il mondo cimentarsi nel coprire di corsa distanze diverse nei contesti ambientali più diversi: dalla città, alla campagna, all’alta montagna. Incontriamo un runner che abbinato alla professione la passione per la corsa: Tommaso Vaccina, fisioterapista e atleta, vincitore nel 2015 del Campionato Mondiale di corsa in montagna di lunghe distanze a Zermatt.
Dottor Vaccina, quando ha cominciato a correre?
Ho cominciato l’attività sportiva da bambino giocando e provando tanti sport; di fatto mi sono sentito a mio agio solo facendo attività di resistenza come la corsa e il ciclismo dai 14 anni. Mi sembrava un modo per esplorare spazi verdi e sentirmi libero; anche la parte agonistica mi ha dato motivazione correndo le campestri scolastiche e provando a sfidare amici. Sono stati anni di scoperta e passione! Poi dai 19 anni ho iniziato ad allenarmi più seriamente pensando alla maratona.
Sempre più persone si dedicano al podismo. Quali pensa siano i motivi di tanto seguito e interesse per questa attività sportiva?
Credo che ci sia ancora un grande scoglio iniziale quando si parte da zero, ma di fatto con un poco di continuità il corpo trova il modo migliore per correre, e anche se la fatica si sente ci sono una serie di benefici fisici e mentali che con poco tempo a disposizione e nessun materiale specifico chiunque può sperimentare. Poi c’è la soddisfazione nel migliorare, da qualunque punto di forma si parta e a qualunque età.
Che differenza c’è nella preparazione di una corsa in pianura e una in montagna?
Sicuramente l’attitudine a correre lunghe distanze e allenare il proprio fisico è simile; in montagna spesso devi fare affidamento più alle sensazioni e meno all’orologio perché i punti di riferimento non sono gli stessi. Serve più attenzione negli appoggi del piede, a volte più forza muscolare e rapidità, vieni ripagato dalla bellezza degli ambienti in cui ti trovi e dal raggiungere a volte luoghi a piedi e in poco tempo che sono impensabili per chi non si allena.
Cosa ricorda della sua vittoria del 2015 a Zermatt?
È stato il traguardo sportivo più importante della mia vita agonistica, anche se frutto di un percorso iniziato tanti anni prima. Non ero il favorito in quella gara e sognavo di avvicinarmi al podio, di fatto corsi in rimonta su tutti nella seconda parte di gara e passai in testa solo nell’ultimo chilometro. C’erano keniani e americani più quotati, sicuramente fui ripagato da una gestione molto attenta e da un finale in salita che si addiceva alle mie caratteristiche.
Cosa consiglierebbe a chi vuole cominciare a correre partendo da zero?
Iniziare con pochissimo, alternare corsa lenta a camminata veloce. Andare in posti belli nel verde e dopo qualche tempo trovare un poco di compagnia… Se subentra la passione ci sarà un grande miglioramento e anche nelle stagioni con clima meno facile sarà possibile continuare!
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